Parole Gentili

STORIA DI UN ALUNNO CHE VOLEVA SAPERE E DELLA MAESTRA CHE GLIELO HA DETTO.

Spesso mi chiedo per quale motivo noi insegnanti portiamo in gita scolastica i bambini. Le responsabilità sono enormi, bisogna avere cento occhi, la costanza di contarli un minuto sì e l’altro pure, la capacità di captare al volo ogni disagio e uno stomaco di ferro se ci si sposta in pullman.

Io soffro qualsiasi cosa mi si muova sotto i piedi eppure quando ricopro il ruolo di maestra in gita, in qualche miracoloso modo, riesco a mettere da parte la mia nausea per far fronte a quella dei miei alunni.

Ogni partenza è un addio!

 

Ma la situazione più ostica da affrontare sono i genitori che stazionano accanto al pullman prima della partenza, perché i bambini, con i genitori presenti, cambiano immediatamente atteggiamento diventando capricciosi, lagnosetti e ansiosi.

Del resto non potrebbe essere diversamente con tutti quei:

«Hai allacciato le scarpe?»

«Infila per bene il cappellino e non toglierlo mai!»

«Mamma sta qui e ti pensa per tutto il tempo. Stai tranquillo!»

(Ma come potrebbe farlo tranquillo sapere che la mamma resta sul marciapiede tutto il giorno a pensare a lui?)

«Non correre e se corri non sudare!»

«Al ritorno viene a prenderti nonno. Se nonno si dimentica, al limite vengo io».

(Come sarebbe che nonno si dimentica?)

«Non bere mai altrimenti vomiti di sicuro durante il viaggio e ti scappa di farla all’improvviso».

Maestra ma tu come esisti?

 

Quando finalmente le porte si chiudono e l’autista mette in moto, tutti tiriamo un sospiro di sollievo e la gita può avere inizio.

A quel punto raccomando al cielo me stessa, i miei alunni e mi lascio cadere sul primo sedile che trovo libero, già esausta.

Per fortuna tutto questo can-can dura pochi minuti e dopo poco sopravviene la curiosità e la gioia di stare con gli alunni in un ambiente diverso dalla scuola.

Durante l’ultima gita scolastica, il posto accanto al mio era occupato da Claudio che subito m’indicò il palazzo in cui abitava e poi, superata la via di casa, mi chiese:

«Maestra, ma quando finisce la giornata di scuola, tu come esisti? Nel senso di che cosa sei oltre a essere maestra?»

«E tu cosa sei quando esci da scuola?»

«Io divento un po’ più piccolo. Perché fuori da scuola sono badato da mamma e papà e c’ho lo spazio per fare anche i capricci. Tipo che se non mangio mi sgridano e cose così.

Invece quando sono con te me la devo vedere io. Se non mangio e poi divento troppo affamato per seguire la lezione è meglio che allora mangio, anche se la minestra non mi piace tanto. Oppure quando ti dico che non voglio fare gli esercizi che ci assegni e tu rispondi che va bene, mi posso riposare un poco, però poi devo recuperare durante la ricreazione. In quel caso penso che durante la ricreazione preferisco giocare e allora li faccio i compiti.

Però mi sento grande perché l’ho deciso io».

Lo guardo e trattengo a fatica la voglia di abbracciarlo.

«Anche io quando sto con voi mi sento più grande» dico.

«Perché non fai i capricci?»

«Perché devo dire a Milena di farsi un po’ da parte, solo un po’, per pensare a voi. E poi devo allargare tanto il cuore per farci entrare la gioia di vedervi crescere così bene e quando sarete cresciuti troppo per stare ancora con me, per trovare il coraggio di lasciarvi andare con un sorriso».

Mi guarda anche lui e poi sussurra:

«Ah, è un po’ diverso, però ho capito».

Milena Maggio
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8 Commenti

  • Roberta

    ❤️

  • Mimino Primiceri

    I bimbi sono sorprendenti, basterebbe dargli le informazioni indispensabili per crescere e lasciarglielo fare, anziché accompagnarli passo dopo passo cospargendogli il percorso di paracolpi. Sono molto più intelligenti di quanto uno si aspetta, specialmente i genitori, che li raccontano agli altri come tali, ma poi di fatto si comportano come se non lo fossero. Menomale che ci sono le maestre come te che li lasciano fare i bambini. Un abbraccio Milena ❤️

    • Milena Maggio

      Li lascio fare per puro egoismo perché se non facessi così non avrei la vita felice che ho quando sono con loro. Grazie Mimino❤️

  • Marco Don

    Cara Milena, grazie a te! Un abbraccione.

  • Marco Don

    Cara Milena! Bellissime le gite scolastiche! Ai miei tempi (!) le gite durante i cinque anni della scuola elementare ce le potevamo serenamente dimenticare! La mia prima gita scolastica? In terza media, settimana bianca a Monte Livata, prima esperienza indimenticabile! Come indimenticabile è il brano “Angie” dei Rolling Stones che, complice la settimana bianca, ha impresso “a fuoco” il ricordo del mio primo ballo lento! Un abbraccione!

    • Milena Maggio

      Che belli i ricordi delle gite scolastiche! In effetti è talmente tanto tempo che le vivo da maestra che mi ero dimenticata di quelle da alunna. Grazie di avermele riportate alla memoria caro Marco.

  • Elvira

    Ecco si davvero un abbraccio di cuore con slancio a quel bambino con i suoi dolci ragionamenti 🥰

    • Milena Maggio

      Un grande abbraccio anche a te che ne hai colto la poesia 🤗♥️

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