Parole Gentili

La mia semplice pratica di meditazione

 

Ogni giorno scelgo l’angolo più silenzioso della casa e mi sistemo in modo da avere una seduta comoda ma dignitosa. Incrocio le gambe, tolgo gli occhiali e imposto un timer di venti minuti sul cellulare ma posiziono il cursore della suoneria al minimo.
Poggio le mani in grembo con i palmi rivolti verso l’alto, quello destro sopra al sinistro e lascio che i pollici si uniscano appena appena.
Chiudo gli occhi.

Il suono interno

Faccio qualche respiro forte poi mi abbandono a respiri più silenziosi e lunghi. Inspiro espiro sempre dal naso.
A questo punto cerco il suono interno, diverso per ognuno di noi, che durante il resto del giorno è coperto dai rumori che si generano fuori e dentro la mente.
Il mio suono interno è “le cicale”, l’ho chiamato così perché è molto simile al loro canto.
Quando lo sento so che sono connessa con la mia parte più intima.

Il trucco per lasciar andare i pensieri

Resto su quel suono ma ben presto arrivano i pensieri. Li osservo come se fossero un film e torno alle cicale. Ancora pensieri, osservo e torno alle cicale.
Il trucco è quello di non entrare nelle case dei pensieri, rimanere sulle loro porte e poi andare senza stare a dare spiegazioni.
Torno alle cicale tante volte durante quei venti minuti e resto lì fino a che posso, a volte ci riesco solo per una manciata di secondi, a volte per qualche minuto.

Le cose belle che accadono

Ma in quel tempo accadono cose belle; la mente si quieta e mi arrivano soluzioni che prima non riuscivo a trovare. Anche solo a piccole questioni quotidiane. Ne sono felice.
A volte invece arriva una gran pace che resta tale e quale per molte ore.
Ne sono grata.
Quasi sempre apro gli occhi un minuto prima che la suoneria si attivi e con gesti lenti sciolgo la posizione, mi stiro come i gatti e mi occupo del resto della vita.

I benefici

E per completare la condivisione della mia semplice pratica di meditazione quotidiana volevo scrivere qualche riga su cosa riesco a fare da quando la eseguo. A parte i benefici che ne ricavo durante la pratica, tutto sta in quel magico suono del mio silenzio interno, che poi silenzio non è, che per me è “le cicale”. Ho preso l’abitudine, mentre svolgo qualsiasi attività giornaliera, di fermarmi per qualche secondo e cercare di ascoltare quel suono.

Cerco sempre il mio suono interno

Le prime volte non era semplice e ci impiegavo un po’ di tempo ad isolarlo da tutti gli altri rumori, compresi quelli dei miei pensieri. Poi via via che lo facevo è diventato semplicissimo e ogni volta che sono di corsa, nervosa o che mi sento estranea a ciò che accade intorno o alle persone che mi circondano, ogni volta cerco le mie cicale e loro si fanno trovare subito.

Le cicale arrivano sempre

All’istante divento dolcemente forte e radicata al mio Essere più Evoluto e so che posso affrontare quel momento che mi investe ma non si trattiene. Divento un flauto attraverso il quale passa la musica, che sia idilliaca o stonata non importa perché alla fine è passata e di lei, nel flauto, non resta nulla.
Per concludere, mentre sto scrivendo questo articolo le cicale sono venute spontaneamente e io le ho accolte con gratitudine.

Milena Maggio
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Milena Maggio

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2 Commenti

  • Doretta

    Bisogna impegnarsi molto per trovare il nostro suono,io medito tutte le mattine appena mi sveglio ,quando ancora la mente non è catturata dai mille impegni quotidiani,ma questo suono non lo trovo .Ma non mi arrendo ,prima o poi lo troverò ,grazie Milena .

    • Milena Maggio

      Si manifesterà a te vedrai. Buona pratica Doretta♥️

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