Parole Gentili

Come riconoscere un desiderio e farlo avverare.

Dopo anni ed anni di lavoro spirituale, di libri letti sulla legge di attrazione, assunzione, disfunzione colazione e merenda siamo ancora pronti a commettere lo stesso errore di sempre, che ė quello che a Roma si chiama “aprire bocca e dargli fiato”.

E così dopo aver tribolato per comprendere quale sia il nostro Ikigai che tradotto approssimativamente suona come “ragione per alzarsi la mattina” ed è un metodo giapponese per trovare il nostro scopo nella vita e perseguirlo, poi cadiamo sulla buccia di banana.

Perché ho scritto che bisogna tribolare? Perché mica è semplice capire quello che veramente vogliamo noi!
Ogni cosa desiderata potrebbe essere frutto di:

Quello che ci hanno insegnato a desiderare i nostri genitori

Molti dei nostri desideri rappresentano ciò che desideravano loro e i loro genitori. Di conseguenza ciò che in realtà desideravano gli avi dei nostri avi. In poche parole quella barca che tanto bramiamo molto probabilmente era quella che avrebbe voluto il vicino di casa di Noè dal quale discendiamo noi povera gente che nell’albero genealogico non annoveriamo conti, marchesi, principesse e regine.

No, scusate, ho scritto una cavolata.

Non possiamo discendere dal vicino di casa di Noè che mi dicono sia trapassato insieme a tutti gli altri che non possedevano una barca al tempo.

Questo vuol dire che siamo tutti discendenti di Noè!

E allora perché vogliamo la barca?

Ciò che gli altri ci inducono a desiderare

Per “altri” intendo influencer digitali, colleghi, amici del bar e amici degli amici del bar e ancora tutto quello che ci sembra buono e giusto desiderare secondo i canoni del tipo di società in cui viviamo, del culto religioso che seguiamo, del partito politico con il quale simpatizziamo o del guru che idolatriamo.

E quindi? Come facciamo a capire cos’è che vogliamo veramente noi?

Facile facile; deve avere la formula “retard” nel senso di darci benessere nel tempo e non solo nel momento in cui lo abbiamo ottenuto, tipo quel vestito che hai aspettato i saldi per comprartelo e dopo due giorni lo guardi e dici “Boh! Mah! Sarà!”

Ikigai a chi?

A questo punto avrete già compreso che difficilmente l’ikigai corrisponde al desiderio di un oggetto, ma piuttosto a un talento, qualsiasi talento, fosse pure arrotolare le pashmine per riporle in ordine nel cassetto (io manco di questo talento e invidio molto chi ce l’ha).

Poi c’è un’altra cosa, fondamentale; l’effetto cerchi concentrici.

Avete presente il famoso sassolino gettato nell’acqua di un tranquillo lago che genera tutti quei cerchi che vanno ad allargarsi? (Questo esempio è talmente usato che ce l’avete presente per forza). Nello stesso modo il nostro talento deve produrre onde benefiche che si allargano facendo del bene anche agli altri.

Potrebbe essere pure solo il fatto che mentre ci impegniamo ad essere talentuosi ci eclissiamo dalla vista di chi non ci sopporta più.

Ci sono tanti modi di fare del bene!

Concludendo e ammettendo di aver fatto tutti i passi giusti, resta quello finale.

Smettiamola di dire in giro ciò che vogliamo ottenere, a meno che il dirlo non sia parte del processo per il raggiungimento del nostro obiettivo.

Perché non abbiamo bisogno di conferme e approvazioni, se siamo certi di ciò che vogliamo (e dopo aver letto questo articolo sappiamo come fare per esserlo) e perché dobbiamo usare le preziose energie vitali, che non sono illimitate, per muoverci in tal senso e non per convincere amici e parenti che il nostro ikigai è fuori discussione e che riusciremo nell’intento anche senza il loro assenso.

Punto.

 

 

Milena Maggio
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